
Te l'ha detto il cognato a tavola. O l'hai letto mentre scorrevi il telefono in fila alla posta: «tornano gli incentivi al 65%». E hai fatto la cosa più sensata del mondo: hai pensato di aspettare. Perché firmare adesso per il 50% se fra tre mesi ce n'è il 65?
Ecco la risposta, in una riga sola, prima di tutto il resto.
Il 65% sul fotovoltaico non esiste. Non è stato approvato, non è stato proposto, non è mai stato nemmeno nominato. E intanto lo sconto che hai adesso scade il 31 dicembre. Se aspetti gennaio per un incentivo che non riguarda i pannelli, sull'impianto che monta quasi tutti lasci sul tavolo millequattrocento euro.
Adesso ti spiego com'è andata, perché è una storia che vale la pena capire fino in fondo.
Ma allora è una bufala?
No. Ed è proprio questo che rende la faccenda pericolosa.
La notizia esiste, è seria, l'hanno data le agenzie: il governo sta davvero studiando uno sconto al 65% sulla prima casa. I soldi ci sono e vengono dall'Europa. Fin qui tutto vero.
Il punto è cosa ci metti sotto quel 65%. E le cose sono queste: le finestre, il cappotto, la caldaia sostituita con la pompa di calore, il condizionatore, le tende da sole, i pannelli che scaldano l'acqua della doccia.
Roba di caldo. Tutta.
Il fotovoltaico fa un'altra cosa: fa la corrente. E non è nell'elenco. Non per dimenticanza: perché sta proprio in un'altra legge, con un'altra scadenza, che non c'entra niente con questa.
Quindi la notizia è vera. Quello che è falso è il pezzo che nessuno ha detto e che tutti si sono messi in testa da soli: «e allora arriverà anche sui pannelli».
Dove si è rotto il telefono
Sai come funziona il gioco del telefono.
Un ministero valuta una cosa. Un giornale economico la anticipa. Le agenzie la rilanciano. E a ogni passaggio il titolo si accorcia di due parole. Quello che parte come «ipotesi allo studio di uno sconto al 65% per infissi, caldaie e pannelli per l'acqua calda» arriva a casa tua come «tornano gli incentivi al 65%».
Senza l'elenco. Senza il forse. E soprattutto senza dire che i tuoi pannelli, in quell'elenco, non ci sono.
Poi c'è chi il telefono l'ha rotto apposta. Il 18 settembre un sito di settore ha pubblicato un articolo con dentro un titoletto che dice, testualmente, «Sì al solare con aliquota maggiorata», e poco sotto: «agevolati espressamente anche i sistemi di accumulo». Espressamente. Cioè: scritto nero su bianco da qualcuno.
Da chi? Da nessuno. Non c'è un decreto, non c'è una bozza, non c'è un ministro che l'abbia detto. C'è una tabella europea che elenca le cose che Bruxelles permetterebbe di finanziare — e in quella lista, in mezzo a mille voci, compare anche il solare.
Ma una cosa è quello che l'Europa ti lascia fare. Un'altra è quello che il governo ha davvero messo sul tavolo. È come leggere il menù di un ristorante e raccontare in giro di averci cenato.
Quell'articolo è stato ripreso e ricopiato da altri siti nel giro di poche ore. E da lì è arrivato al tuo cognato.
E se te lo dice uno che non ha niente da venderti?
Giusta obiezione: noi i pannelli li montiamo, quindi è comodo dirti di non aspettare.
Allora sentiamolo da qualcun altro. Un sito che confronta le offerte della luce — pannelli non ne vende a nessuno — ha scritto, sempre a metà settembre, che quelle ipotesi sul 65% non riguardano il fotovoltaico, e che sperare in uno sconto più alto sui pannelli è, parole loro, «un errore di calcolo».
Errore di calcolo. Vediamo quanto pesa.
Quanto ti costa aspettare: il conto vero
Qui non c'è niente da indovinare, perché non è un'ipotesi: è la legge che c'è già, scritta e in vigore, che scatta da sola a mezzanotte del 31 dicembre.
Oggi, sulla casa in cui vivi, lo Stato ti restituisce la metà di quello che spendi per l'impianto. Dal primo gennaio 2027 te ne restituisce poco più di un terzo. Sugli altri immobili si scende ancora.
Facciamo l'esempio con l'impianto vero, quello che monta la maggior parte delle famiglie: sei chilowatt di pannelli e dieci chilowattora di batteria. Da noi costa fra i 9.000 e gli 11.000 euro a seconda della marca che scegli — e la marca cambia il prezzo, è giusto dirlo. Prendiamo la via di mezzo: 10.000 euro.
Se lo paghi entro dicembre, ne riavi 5.000.
Lo stesso identico impianto, stessa casa, stessa fattura, pagato il 15 gennaio: ne riavi 3.600.
Millequattrocento euro. Spariti. Non perché sia cambiato qualcosa nell'impianto: perché hai aspettato tre settimane.
E adesso la parte che brucia: quei 1.400 euro li perdi anche se il 65% arriva davvero. Perché il 65%, se arriverà, è per le finestre e le caldaie. Avrai aspettato un regalo destinato a un altro, e nel frattempo avrai lasciato lì il tuo.
A chi conviene che tu aspetti
Domanda scomoda, ma è quella che scioglie tutto: chi ci guadagna se tu rimandi?
Non l'installatore serio, che si ritrova l'autunno vuoto e gennaio ingolfato. Non lo Stato, che gli incentivi li mette apposta per far partire i lavori e ottiene il contrario.
Ci guadagna chi ti vende la corrente. Ogni mese in cui non te la produci da solo, è un mese in cui la compri. Quel conto non lo vedi mai tutto insieme: arriva a rate ogni due mesi, spalmato fra oneri e accise (ne abbiamo parlato qui, sulle bollette di quest'autunno), e proprio per questo non lo noti.
E ci guadagna, in click, chi scrive «arriva il 65%» senza aprire l'elenco. A lui costa niente. A te 1.400 euro.
Lo ha scritto anche un portale tecnico, di quelli che leggono gli ingegneri: l'annuncio stesso di quel 65% sta facendo rinviare i lavori del 2026. Un incentivo annunciato per accendere il mercato e che intanto lo congela.
Il solare termico: quando ha senso e quando no
Nell'elenco del 65% c'è un impianto che col sole c'entra davvero: i pannelli che scaldano l'acqua. Il solare termico. Ed è giusto spiegarlo bene, perché a qualcuno serve eccome.
Fa una cosa sola: scalda l'acqua. Un pannello sul tetto riscalda un liquido, il liquido scalda un serbatoio, e da lì esce l'acqua della doccia. Di elettricità non ne fa un watt. Da aprile a settembre la caldaia quasi non si accende, e non è poco.
Ha senso quando l'acqua calda è il tuo problema grosso e costante: famiglia numerosa, agriturismo, palestra, ristorante, B&B. E quando il tetto è abbastanza grande da non doverci scegliere cosa metterci sopra.
Ha poco senso quando il tetto è quello che è. Perché resta un attrezzo che fa una cosa sola: non ti fa girare la lavatrice, non ti rinfresca d'estate, non ti ricarica la macchina. E il metro quadro ben esposto è finito: quello che ci metti sopra decide cosa potrai farci per i prossimi vent'anni.
Per l'acqua calda, oggi, c'è di meglio
Il modo più efficiente di scaldare l'acqua non è più un pannello che funziona solo quando c'è il sole: è la pompa di calore.
La differenza è tutta qui. Il solare termico lavora sei mesi l'anno e fa una cosa. La pompa di calore lavora tutto l'anno e ne fa tre: ti scalda l'acqua, ti riscalda la casa d'inverno e te la rinfresca d'estate. Un impianto solo al posto di caldaia, condizionatore e scaldabagno.
E dà il meglio quando la abbini al fotovoltaico, perché va a corrente: di giorno la muovono i tuoi pannelli, e quella corrente non la paghi. È lì che i conti cambiano davvero — non quando scaldi l'acqua col sole, ma quando col sole fai andare tutta la casa.
E c'è il dettaglio che nessuno ti racconta. La pompa di calore prende il Conto Termico già adesso, senza aspettare nessuna manovra: è l'incentivo dello Stato, aperto da febbraio, con cinquecento milioni l'anno riservati ai privati. E non è una detrazione da recuperare in dieci anni come il bonus dei pannelli: è un contributo che il GSE ti versa, e quando l'incentivo sta sotto i 15.000 euro arriva in un'unica soluzione, nel giro di qualche mese dalla fine dei lavori.
Quindi: l'unico 65% che esiste sul serio oggi — firmato, aperto, funzionante — non è quello di cui parlano i giornali. È già lì. E il fotovoltaico da solo, da quel canale, non passa: ci entra solo insieme alla pompa di calore.
Cosa farei io al posto tuo
Non aspettare. E non per fretta di venderti qualcosa: per una questione di conti.
Se l'impianto ci stai pensando da mesi, la finestra buona si chiude il 31 dicembre. Quello che c'è dopo lo sappiamo già, perché è scritto: si scende.
Se invece il tuo problema vero è il riscaldamento — la caldaia vecchia, gli infissi che soffiano, la casa che d'inverno non tiene — allora sì: quel 65% ti riguarda eccome, e ha senso seguire la manovra fino a dicembre. Sono due lavori diversi, con due calendari diversi.
E se non sai quale dei due è il tuo caso, non lo scopri leggendo i titoli sul telefono: lo scopri con uno che ti guarda il tetto e due bollette.
Le domande che ci fanno più spesso
Nel 2027 il bonus fotovoltaico sale al 65%?
No. Il 65% è un'ipotesi allo studio del governo e riguarda interventi sul riscaldamento e sull'isolamento: infissi, cappotti, pompe di calore, condizionatori, tende da sole, pannelli solari per l'acqua calda. Il fotovoltaico non è in quell'elenco. Per i pannelli, dal 1° gennaio 2027, lo sconto scende.
Conviene aspettare il 2027 per installare il fotovoltaico?
No. Nel 2026 recuperi metà della spesa se l'impianto è sulla casa in cui vivi; dal 2027, a legge vigente, poco più di un terzo. Aspettare significa scegliere la percentuale più bassa.
Quanto perdo se installo a gennaio invece che a dicembre?
Sull'impianto più diffuso — 6 kW di pannelli e 10 kWh di batteria, intorno ai 10.000 euro — circa 1.400 euro. È il 14% del prezzo, buttato via per aver aspettato tre settimane.
Che differenza c'è fra solare termico e fotovoltaico?
Il solare termico scalda l'acqua. Il fotovoltaico produce elettricità. Sono due impianti diversi, con due incentivi diversi. La confusione fra i due è esattamente l'origine di questa storia.
Il solare termico conviene?
Se hai consumi di acqua calda alti e costanti — famiglia numerosa, ristorante, B&B, palestra — e il tetto abbastanza grande, sì. Se il tetto è limitato, di solito rende di più una pompa di calore abbinata al fotovoltaico: lavora tutto l'anno, ti fa acqua calda, riscaldamento e raffrescamento, e la muovono i tuoi pannelli.
La pompa di calore ha un incentivo adesso?
Sì. Rientra nel Conto Termico, aperto da febbraio 2026, con 500 milioni l'anno riservati ai privati e una copertura che arriva fino al 65%. Non è una detrazione da recuperare in dieci anni: è un contributo che il GSE versa, in un'unica soluzione quando l'incentivo sta sotto i 15.000 euro.
Lo sconto vale anche sulla batteria?
Sì, se la batteria fa parte dell'intervento sull'impianto. Il tetto di spesa è per unità immobiliare e comprende l'insieme dei lavori.
In due righe
Il 65% è un'ipotesi, riguarda il caldo e non la corrente, e intanto lo sconto che hai adesso scade il 31 dicembre sul serio. Aspettare non è prudenza: è pagare 1.400 euro un titolo letto male.
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Da dove vengono i numeri di questo articolo
Le percentuali di detrazione sono quelle pubblicate dall'Agenzia delle Entrate nella scheda sulle ristrutturazioni edilizie (art. 16-bis del TUIR, aliquote fissate dalla Legge di Bilancio 2026): 50% sull'abitazione principale per le spese del 2026, 36% per quelle del 2027, su un massimo di 96.000 euro e in dieci rate annuali.
La notizia del possibile ecobonus al 65% è dell'ANSA del 13 settembre 2026, su anticipazione de Il Sole 24 Ore, ripresa il giorno dopo da Edilportale, che precisa che «non risultano definiti aliquota, beneficiari, lavori ammessi e coperture».
Il Conto Termico 3.0 è disciplinato dal decreto del Ministero dell'Ambiente del 7 agosto 2025; le regole applicative sono del 19 dicembre 2025 e il portale del GSE è aperto dal 2 febbraio 2026, con 900 milioni l'anno di dotazione, di cui 500 riservati ai privati.
L'erogazione del Conto Termico avviene in rate annuali, oppure in un'unica soluzione quando l'incentivo non supera i 15.000 euro; la domanda va presentata entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
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